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Associazione Cooperazione e Solidarietà
So far, so close - La mia estate palestinese Stampa E-mail
di Annaleda Mazzucato

Resistenza è anche danzare in cerchio la dabke, dipingere a strisce bianche e gialle lo spartitraffico di una piccola strada del villaggio di Aquaba, raccontare di sè e della propria famiglia, accogliere un gruppo di 30 ragazzi e ragazze arrivati dall’Italia, Spagna, Germania e Sud Africa, come fratelli, condividere con loro la quotidianità di un campo estivo rispondendo a tutte le loro pressanti domande sul conflitto nei territori occupati.

 


Partecipare al Campo Internazionale organizzato da ACS (Associazione di Cooperazione e Solidarietà), in collaborazione con il YDA (Youth Development Association) a Zababdeh ha significato condividere per capire, ed è stata una tappa fondamentale del breve viaggio intrapreso nei territori occupati della West Bank. Il turismo è uno dei mezzi più persuasivi per diffondere la propaganda di messaggi politici ma può essere anche il miglior modo per sperimentare la realtà.

Da Gerusalemme ovest a Gerusalemme est ci si può perdere tra i vicoli del mercato pensando che le comunità di cristiani, armeni, arabi ed ebrei si intreccino in pacifica integrazione. Oltrepassando la porta di Damasco è vero che la realtà non è quella della Gerusalemme ovest, con i sui negozi e locali alla moda, ma si ha la sensazione di essere comunque in Israele: su molte delle case del quartiere di Ah Thuri, Ras al’ Amud e Ash Shayyah, sventolano bandiere israeliane e la mappa della città indica i siti dei futuri scavi archeologici previsti dal progetto King’s Garden nel quartiere di Silwan, di recente approvato dal sindaco di Gerualemme.




Jerusalem
Jerusalem Jerusalem

Israele, del resto, considera Gerusalemme capitale dal 1967, nonostante  il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con la Risoluzione 476 e 478, nel 1980 deplorasse la persistenza nelle iniziative di Israele tese a modificare il carattere fisico e demografico della città di Gerusalemme dichiarando di non riconoscere le “basic law” emanate da Israele che avessero come risultato l’alterazione dello status quo di Gerusalemme.

In quanto territorio ancora oggetto di negoziato, vi si applica la IV Convenzione di Ginevra del 1949, che vieta di alterare lo status quo o spostare l’equilibrio demografico nei Territori occupati oggetto di negoziati.

La fortuna di essermi trovata in St. George Street proprio di fronte agli uffici dell’OCHA mi dà la possibilità di dare un’occhiata ad una mappa politica della città: la Green Line esclude tutta la città vecchia e l’area C, sotto pieno controllo dell’autorità Israeliana, non comprende i quartieri che ho appena attraversato.

A Silwan ogni venerdì c'è una manifestazione contro l’occupazione e la demolizione di abitazioni palestinesi in quest’area. A partecipare sono soprattutto internazionali ed israeliani ebrei. Ad accompagnarmi è un’amica, una ragazza nata ad Haifa che da qualche anno vive a Gerusalemme, ebrea, israeliana. Sui cartelli dei manifestanti si legge “Jerusalem won’t be Hebron”. Secondo la IV Convenzione di Ginevra (art. 53) la demolizione di case, la distruzione di terre e proprietà rappresentano anch’esse una violazione se non assolutamente necessarie ad operazioni militari”. Il 29 giugno 2010 lo UN Special Rapporteur Richard Falk ha dichiarato che "la normativa internazionale non autorizza i buldozzer di Israele alla demolizione di abitazioni palestinesi per far spazio a progetti di costruzione di giardini o altro”.

Ragazzi e ragazze tra i 18 e i 20 in divisa militare se ne stanno seduti poco più in là, osservano e parlano tra loro. Mi rendo conto che potrebbero non essere lì per loro volontà e mi rammarico di non sapere cosa pensano. In qualche modo la loro posizione ha sicuramente delle ragioni ed un fondamento, la paura e le "security reasons" non sono facili da dissolvere. Ripenso alla ragazza conosciuta la sera prima in un piccolo ristorante arabo vicino al quartiere cristiano, vive in Olanda e ogni anno torna a Gerusalemme per incontrare i sui amici d’infanzia. “Nei territori occupati - mi ha detto - non sono mai stata, ho paura”. Pensa che quel muro, che si vede dal terrazzo dell’ostello dove alloggiamo, sia una effettiva necessità difensiva.

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News / Eventi

Campi estivi in Palestina; ACS e YDA insieme a Jenin

(dal sito della Cooperazione Italiana allo Sviluppo - Utl Gerusalemme) - Anche quest’anno la ong italiana ACS, in collaborazione con il YDA (Youth Development Association), partner del progetto promosso “Programma di microcredito per i giovani della West Bank” cofinanziato dalla DGCS, ha partecipato all’organizzazione del campo di lavoro estivo che si svolgerà presso il villaggio cristiano di Zababdeh, a sud-est di Jenin dal 20 al 30 luglio 2010.

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EST - M.O., Giornata mondiale cooperative: l'impegno della Cooperazione

Roma, 7 lug (Il Velino) - Nel 1992 l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha istituito, con la risoluzione 47/90 del 16 dicembre 1992, la Giornata internazionale delle Cooperative, che si celebra ogni anno il primo sabato di luglio. Il tema del 2010 è stato: “Le imprese cooperative conferiscono potere alle donne” ovvero come un modello di impresa cooperativa possa conferire con successo potere alle donne.

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