SOSTEGNO ALLE ATTIVITÀ DI PREVENZIONE DELLA DIFFUSIONE DEL COVID-19 A GAZA

AGGIORNAMENTO AL 15 MAGGIO 2020

Fondi raccolt: 5213 euro 
Distribuito i primi 530 kit alle famiglie,  tra il 4 e il 6 maggio.
Fiduciosi del sostegno che ci è stato dimostrato, abbiamo ordinato ulteriori 530 kit che saranno distribuiti tra 18 e il 22 maggio ai lavoratori di Beit Lahya e alle loro famiglie.

 

 

AGGIORNAMENTO AL 4 MAGGIO 2020

Fondi raccolti: 3274 euro
Avviata la distribuzione dei primi dispositivi di protezione: mascherine, disinfettanti, saponi.
Nelle foto, Sala grande di Green Hopes, il personale di ACS e AISHA distribuisce i kit alle famiglie di Al Nada.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un intervento di cooperazione con i nostri partner locali per il sostegno alla produzione dei primi dispositivi di protezione da distribuire alle famiglie in difficoltà.
Con meno di 10 euro puoi acquistare 1 kit per una famiglia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Beneficiari

  • Popolazione economicamente svantaggi
  • Comitato di quartiere e comitato gestione Parco GHG
  • Ditta Maraky di Soad Kalub, azienda artigianale di sartoria, specializzata in produzione di camici, tute ospedaliere, mascherine chirurgiche e simili
  • Piccole ditte produttrici di saponi e disinfettanti nella Striscia di Gaza

 

 

 

 

Obiettivo immediatofornire dispositivi sanitari di protezione individuale di base contro il contagio da virus. 

Si distribuiranno kit di mascherine+disinfettante+sapone (tutto prodotto da piccole aziende di Gaza) alle 530 famiglie già beneficiarie del progetto GHG, coinvolgendo anche il Comitato di Quartiere per la distribuzione.

Obiettivi a lungo termine:

  • Sostenere lo sviluppo dell’azienda Maraky (parola marocchina che significa “luogo di pace”) creata 4 anni fa a Gaza dalla signora Soad Kalub dopo che la precedente azienda, localizzata a Rafah, era stata completamente distrutta dall’aggressione israeliana del 2014 denominata “margine protettivo”. L’azienda, grazie alla tenacia di Soab, si sta lentamente affermando e dà lavoro e formazione professionale a un gruppo di donne gazawe liberandole dalla dipendenza dai sussidi internazionali;
  • Consolidare il percorso del Comitato di quartiere verso la gestione in autonomia del Parco creato dal progetto GHG.

Modalità d’azione

in coordinamento con il nostro staff locale che lavora sul progetto GHG e i nostri partner locali 

Budget

5.000 € (cinquemila euro) per la prima fase; 

L’ iniziativa si affianca a quella di Patrizia Cecconi,  Associazione Oltre il Mare (https://zohorfilistin.org/2020/03/31/gaza-progetto-mascherine-anti-virus/), concentrandosi sull’area specifica del GHG, che è una delle più marginali e marginalizzate della Striscia. 

L’attività ampliabile qualora raccogliessimo altri contributi.

Costo per 530 kit (un kit per famiglia, in totale 3710 persone):

                                                                                                                      descrizione NIS EUR
Mascherine lavabili e riutilizzabili: 3,710 pezzi, 1,5 NIS cad       5565
Disinfettante: 530 flaconi da 500 ml – 70% alcool 30% gel di ficus, 13 NIS cad  6890
Sapone: 3710 saponette, 1 NIS cad                3710
Borse di stoffa (lavabili, riusabili): 530, misura 43x35cm, 5 NIS cad   2650
Stampa volantino informativo e di supporto psicologico predisposto da Aisha e Ciss 435
                                                                                                                              totale 19250 5000

Cambio: 1 eur = 3,85 NIS

Modalità di finanziamento

libere sottoscrizioni di soci e donatori,  volontari

Tempi di realizzazione

40 giorni a partire dal 20 aprile 2020. Parte immediatamente l’ordine del materiale, che sarà pronto in 1 settimana, inviando il denaro necessario per l’acquisto delle prime 3710  mascherine prodotte dalla ditta Maraky di Gaza, e dei relativi disinfettanti e saponi prodotti anch’essi da due ditte di Gaza. Il tutto avverrà con regolare rendicontazione.

Dopo questa prima fornitura, le successive saranno scaglionate a seconda dei fondi raccolti settimanalmente e l’obiettivo che ci poniamo è la produzione e successiva consegna di almeno 4.000 kit entro massimo 40 giorni, sperando che il contagio venga fermato prima. In quel caso, l’eventuale somma raccolta e non usata verrà destinata allo sviluppo di attività legate al progetto Green Hopes Gaza.

PREMESSA e MOTIVAZIONI

Dal 2000 Acs è presente in Palestina con progetti dedicati soprattutto alla popolazione rurale. Dal 2010 è presente con continuità nella Striscia di Gaza con proprio personale e supporta fin dalla sua nascita le iniziative del Centro Culturale di Scambio Italo-Palestinese VIK; dal 2018 sta realizzando, con partner italiani e locali e con il co-finanziamento dell’Agenzia Italiana di Cooperazione allo Sviluppo (AICS), i progetti “Green Hopes Gaza” e “Peace Steps”.

Dal primo marzo 2020, l’emergenza coronavirus è arrivata anche a Gaza. Le autorità locali, con il prezioso supporto dell’OMS, hanno predisposto centri di quarantena alle due entrate della Striscia (Rafah, a sud verso l’Egitto, e Beit Hanoun, a nord verso Israele), dove vengono accolte, sottoposte a tampone e tenute in isolamento per 21 giorni tutte le persone in ingresso (finora, circa 2500 lavoratori emigrati palestinesi con le loro famiglie, rientrate da Rafah; il valico a nord è invece chiuso e poche decine di persone sono rientrate da Israele con procedure di emergenza). In questo modo sono state trovate 15 persone positive, di cui 9 già curate e 6 ancora ricoverate nell’apposito ospedale da campo costruito al valico di Rafah (dati aggiornati al 20.04.2020), e si è per ora evitato l’ingresso del virus in questo piccolo e sovraffollato pezzetto di terra (oltre 5300 persone per km²), dove la popolazione, anche se molto giovane (oltre il 60% ha meno di 35 anni), è debilitata dalle condizioni di vita determinate dagli attacchi militari e dall’embargo israeliano, che da 13 anni ha regalato a Gaza il soprannome di “prigione più grande del mondo”.   

L’OMS ha inoltre fornito 37 ventilatori polmonari (prima dell’emergenza Gaza ne aveva solo 50, di cui 35 in uso e 15 disponibili) e altre attrezzature mediche, e insieme al Ministero della Sanità ha formato il personale locale alla gestione dell’emergenza. 

È però lampante che in queste condizioni, se il virus entra nella Striscia, sarà un’ecatombe. L’unico modo per evitarla è prevenirne l’ingresso e proteggere tutta la popolazione con i dispositivi individuali.

Le attività dei nostri progetti al momento funzionano a ritmo ridotto, perché alla popolazione è stato chiesto, come a noi, di evitare assembramenti e uscite di casa non necessarie; ma con i nostri partner locali abbiamo avviato alcune azioni aggiuntive e specifiche:

1° azione già in atto:  CISS e AISHA, che nel progetto GHG gestiscono le attività di supporto psico-sociale alle famiglie dei 3 quartieri coinvolti,  hanno realizzato alcuni video e un sintetico volantino che stiamo diffondendo come azione di informazione e prevenzione alle famiglie e come supporto psicologico a una comunità che è già fortemente provata dall’embargo e dai numerosi attacchi militari degli ultimi 13 anni. I quartieri dove stiamo lavorando sono stati ripetutamente danneggiati in passato, e distrutti nell’attacco israeliano del 2014. Solo negli ultimi mesi abbiamo assistito al rientro a casa delle prime famiglie cui sono stati assegnati gli appartamenti di edilizia popolare ricostruiti dal governo italiano tramite AICS.

2° azione: i medici locali ci dicono che servono  “mascherine, saponi e prodotti igienizzanti per la popolazione, mentre per gli ospedali, se il virus dovesse portare alla malattia, cioè al Covid-19, il problema non potrebbe essere risolto con il ricorso a piccole sottoscrizioni perché dopo anni di bombardamenti e di assedio, con impoverimento continuo delle nostre strutture, ciò che servirebbe ai nostri ospedali per far fronte a un eventuale alto numero di malati da sottoporre a terapia intensiva richiederebbe finanziamenti di altra portata, quindi quel che vi chiediamo è di aiutarci a evitare che il virus si diffonda, perciò mascherine, saponi e igienizzanti per la popolazione, subito.”

Piuttosto che far arrivare uno stock di mascherine o di saponi acquistati altrove (peraltro  impossibile, perché dall’inizio dell’emergenza l’embargo è ancora più stretto), abbiamo contattato piccole aziende locali che producono mascherine professionali e saponi. Questo si inquadra anche nella logica del progetto GHG, che include una componente di formazione professionale e supporto alle microimprese locali, in collaborazione con il Palestinian Fund for Employment and Social Protection (PFESP).

PER SOSTENERE IL PROGETTO 

 

C/C: ACS Associazione di cooperazione e solidarietà 

presso Banca Etica
IBAN: IT 91 M 05018 12101 000011394491
CAUSALE: progetto emergenza Covid GHG- Gaza

Le donazioni ad ACS, in quanto Onlus, sono deducibili/detraibili secondo la normativa vigente.
Contestualmente vi preghiamo di inviare una mail al seguente indirizzo: coordinamento@acs-italia.it per comunicarci il vostro versamento e i vostri dati per potervi ringraziare e aggiungervi alla mailing list, e tenervi informati sull’avanzamento del progetto.

 

 

Nella foto: Soad indossa la mascherina lavabile e riutilizzabile (basta lavarla con una soluzione di acqua e cloro) prodotta nel suo laboratorio in cotone e tessuto plastico filtrante